mercoledì 30 gennaio 2008
Noir
Invece che scandalizzarsi, la sua mente, registrato l'accaduto e ripristinata la normale circolazione sanguigna, procedeva nelle solite funzioni. Guardava i plichi dei casi aperti sulla scrivania.
Loro guardavano lui.
Rifletteva sul fatto che fare l'investigatore privato in una piccolissima città come T. significava per lo più correre dietro a fedrifaghi poco meno che pedofili o a mature signore in odore di divorzio con separazione, quindi pluriacquisizione, dei beni. Era pieno di casi di mogli che chiedevano di indagare sul "più distante del solito" marito, per poi venire a scoprire che era anche più attento al vestire, alla pulizia personale e faceva grossi prelievi dal conto comune. Lo pagavano in pratica per confermare sospetti che non avevano il coraggio di approfondire da sole, ammansite dal sesso più raro, ma migliore e dai regali più frequenti, ma meno costosi. Quando poi Jack portava loro le prove dei tradimenti reagivano sempre con inaspettata sorpresa ed eccessivo dolore.
Come era misera l'esistenza quotidiana. Presi singolarmente, senza pensare di essere parte dello slancio vitale che disegna il mondo, quanta tristezza facciamo. Pensava.
Uscendo in strada pensò a com' era diventato cinico.
L'aria si era fatta pesante e il tempo stava cambiando e...un grosso dobermann gli stava sbavando sulle scarpe.
"Oh, investigatore, felice di incontrarla."
La sua padrona era una donna alta, bionda, dal volto spigoloso, vestita con un'eleganza antiquata.
"Felice mi sembra una parola grossa e...questo bastardo mi ha sbavato persino i calzini!"
"Oh mi scusi. Marcèl non voleva farlo. Vero che non volevi farlo Marcèl?"
"Che essere inutile sei! Lo sai vero, Marcèl?"
"Non le permetto di parlare così al mio cane!"
"E io non permetto al suo cane di sbavarmi!"
"Lei è un povero stronzo Jack!" i toni si stavano accendendo pericolosamente.
"E lei invece chi sarebbe? Oltre che una vecchia troia ovviamente! Non mi sembra di conoscerla."
"Forse lei è confuso per il fatto che venti minuti fa una donna è entrata nel suo ufficio spruzzando tre colpi di spry ed è uscita senza dire nulla."
A Jack corse un brivido lungo la schiena, raggelandolo, accompaganto da uno sciamare come di mosche...sempre più fitto...Un vortice di strani insetti lo risucchiava in una spirale tropicale.Una febbre improvvisa lo asciugava, era perduto lì dentro per sempre.
"Cerchi di ricordare Jack!" fece la voce stridula della donna "Eviterà un sacco di fatica inutile!".
Silenzio.
La donna non c'era più. L'aria era tornata piena e pulita. Jack aveva un gran mal di testa, un nodo alla gola e una paura mai conosciuta prima, del suo passato.
SarahKane
domenica 20 gennaio 2008
Noir Story - ParteSeconda - La donna

Il corpo in controluce della donna disegnava una silhouette netta che appariva su uno sfondo di luce e fumo.
Un cappello a tesa larga che pendeva sul lato sinistro di un viso snello e puntuto risaltava il lungo collo.
Dalle spalline a palloncino dell'abito nero partivano magre braccia incrociate sul ventre.
Una vita stretta avvolta da una gonna disegnava le forme di quella misteriosa donna comparsa
dalla luce calda e debole di un lampioncino da corridoio e da un fumo simile alla caligo delle pianure padovane.
Era come una statua che si trovava lì da sempre. Sussurò un frase che fermo per un istante l'universo. "Sono in pericolo".
Norden
venerdì 18 gennaio 2008
Noir Story
Ed ecco a voi, signore e signori, il primo racconto a puntate collettivo del blog! Ognuno di voi può collaborare a questo piccolo progetto che, auspico, diventerà un giochino ed un passatempo per tutti. Le uniche regole da seguire per continuare la storia sono dettate dal buonsenso. Cerchiamo di non essere eccessivamente grevi e non stravolgiamo la storia (niente spade laser, per quelle ci sarà spazio in una eventuale sci-fi story).Buon divertimento
Lou
Lui, Jack T. Meker, si trovava lì. Piedi sulla scrivania, sguardo assente, lanciava con dei movimenti lenti e misurati, delle carte da gioco dentro una fedora, posta di fronte a lui, su un logoro divanetto. Era un uomo brizzolato sulla quarantina. Vestiva un gessato scuro che slanciava ulteriormente la sua figura, alta anche se non più snella come negli anni in cui militava come cestista nella squadra del college.
Inedia ed Accidia erano i due amici che, assieme a Nipper, facevano parte della vita di Jack. Pessima l’idea di aprire una agenzia investigativa. Nefasta quella di indagare sulle scappatelle del sindaco Bucksmoore, su commissione della moglie. Nel giro di una settimana, Jack si è ritrovato col sedere a terra. Il sindaco, scoperto il fastidioso pedinatore, non faticò molto nell’assoldare un valido picchiatore che rese il naso di Jack della stessa consistenza di un omogeneizzato per bambini. Solo grazie ad un eccellente chirurgo ed ad un amico nella polizia, Jack non perse naso e licenza. Ma oramai non importava più niente, visto che erano passati mesi dal momento in cui aveva ricevuto l’ultimo incarico.
Un rumore destò l’attenzione dell’investigatore. Qualcuno era entrato nell’atrio. Anche Nipper notò il rumore ed alzò il muso, annusando l’aria. La porta si aprì cigolando e sull’uscio comparve la figura, seminascosta dall’oscurità, di una donna…